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lunedì 9 settembre 2013

Occhi

Ti è mai successo di vedere l'amore? Se lo cerchi è negli occhi che lo devi guardare. Dritto dritto senza voltarti mai, e non aver paura di annegare, perché è lì che si respira e l'aria è dolce e ha un colore che ti riempie il cuore.
Ho avuto una vita di sguardi intelligenti che mi hanno specchiato l'anima, risposto a ogni pensiero prima ancora d'averlo detto.
Laghetti sereni d'acqua pulita. Un'acqua antica come il mondo e i suoi segreti, che si alza e si abbassa in sintonia con la luna, che registra i giorni della vita, i suoi dolori e le sue meraviglie.
Occhi che ti ascoltano, occhi che rispondono. Belli come boschi incantati. Gli occhi delle mie sorelle.
Poi sei arrivata tu, bambina mia, che mi hai cercata e con i tuoi occhi mi hai fatto innamorare. Occhi nuovi che raccontano vecchie storie, di una nostalgia di cose lontane, una promessa di cose a venire.
Uno sguardo magnetico che mi ha incollata a te. Occhi caldi di fuoco, dolci e morbidi come cioccolato che fonde. Del colore del papà nella forma dei miei, un'anima antica in un corpo nuovo.
I tuoi occhi che incontro ogni mattina, più aperti dei miei, che mi guardano dritto e in uno svolazzo di ciglia lunghissime mi dicono Mamma! e mi chiedono amore, perché sono amore.
Che rimanga nel cuore quest'estate che hai mangiato con i tuoi occhi golosi, afferrato con le mani, baciato con la tua bocca profumata.
Quest'estate di baci, di braccia ad abbracciarti, di occhi solo per te.


venerdì 23 agosto 2013

La morte del poeta

Cu' voli puisia vegna 'n Sicilia
Anonimo.

Vero. La poesia c'è, è stato un regalo, un'eredità senza pegno, ma senza merito. Il poeta, lui è morto, o bandito. Calunniato, violentato, ce lo siamo giocato e abbiamo perso. Abbiamo già perso.
Il senso della perdita lo sento dentro il petto come un colpo sordo, in fondo alla gola, dolceamaro, come la gomma che brucia. Negli occhi feriti dalla bruttezza dell'inciviltà contro la storia, dell'indolenza contro la poesia, dell'olezzo del piscio contro l'odore del mare, delle mani dell'inetto su questa terra.
No che non chiedo scusa, io sono ferita. Io che muoio di nostalgia, ma che distolgo lo sguardo troppe volte, come quando chiudo gli occhi al sole, perché fa troppo male.
Terra antica di sapori lontani, di racconti sotto le stelle o attorno al fuoco. Terra di zagara, di luce e ombre che piangono la loro benedizione. Terra di approdi e di addii, di conquistatori e conquistati.

CieloTerraeMare.
Terra d'incanto, dove la pelle bruna d'ulivo saraceno incontra gli occhi azzurronormanno che strappano il cuore. Terra di gelsi, bianchi o neri, sotto le scarpe, che li pesti e senti già il sapore che ti pizzica le guance, di gechi sui muri accanto ai lampioni, di sere d'estate al profumo di gelsomino, dei venditori ambulanti dalle voci arabeggianti, che cosa vendono chissà... dei balconi gocciolanti, coi gerani e i panni stesi come bandiere sbiadite al sole. Delle buganvillee, fiere e ostinate, sotto il sole impietoso, contro il vento rabbioso, dell'agave, dei fichi d'india. Dei bambini che giocano in strada al tramonto, canottiera e ciabattine, a ciabattare e ciabattare. Di salotti sui marciapiedi davanti alla porta di casa, con tanto di sedie impagliate e ospiti e chiacchiere.
Terra mia sei diventata sporca, abbandonata, hai perso i tuoi poeti. Seduci ma poi abbandoni. Troppo dura, troppo aspra. Calpestata non ti pieghi, ma ammorbata stai soffrendo, soffocata, deturpata, di una bellezza deforme, inutile, fai rabbia. Rabbia per il tuo poeta, morto senza lacrime, asciugate al vento. Dimenticato, solo, lontano... via le mani via gli occhi... rabbia perché mi sento sola a piangerlo, e invece vorrei chiamarlo, convincerlo a tornare, e invece credo di averne dimenticato il nome.

martedì 16 luglio 2013

Baby [bebì]

Stasera hai scoperto una parola nuova, l'hai ripetuta dopo che ti avevo detto "su baby, andiamo a letto". Mi hai guardata furbetta e mi hai ripetuto bebì in un sorriso. L'averla sentita così uguale a come te l'avevo detta ti ha stupita e hai cominciato a ripeterla ridacchiando di quel riso sonoro che mi fa impazzire. 
Ho sentito il gusto di quella parola che rimbalzava tra me e te quando dal seno sollevavi il viso verso di me, gli occhi sulla mia bocca in attesa di una risposta, della tua eco, e compiaciuta tornavi a poppare. 
Ero stanca, la giornata è stata lunga, hai pianto e ti sei lamentata perché stanca non hai voluto dormire, ma questa danza me la sono goduta stasera bebi mia, perché, fosse anche per una sola notte, ma stanotte sì, ti sei addormentata con un sorriso. 
Le stelle stanotte sanno di latte mi ripeto e la luna nel cielo ci sorride. Stanotte la nanna è facile bebì!

Nasce il sole e poi va su e attraversa il cielo blu 
quando arriva l'imbrunire torna a casa e va a dormire 
e per dar la buonanotte vien la luna color latte 
con le stelle e con Saturno e così finisce il giorno
Grazie Pimpa ;)
... e grazie a Giorgia Cozza e Maria F. Agnelli per La nanna è facile! 

Consigli tascabili, carezze e sorrisi per grandi e piccini. La semplicità e l'immediatezza delle parole sono accompagnate da simpaticissime vignette. Un piccolo grande tesoro da consultare, per informarsi, per confrontarsi e, perché no, riderci un po' su!

giovedì 4 luglio 2013

Il libro del NO

Non ci bastavano i nostri... abbiamo trovato un libro e ci siamo innamorate.
Adesso la mia Mimi mi indica il libro e mi dice NO, NO facendo sì con la testa... Mamma me lo leggi?
Indovinate perché? Facile, il libro è questo


È in inglese, ma le frasi sono semplici e accompagnate dalle illustrazioni, divertenti e vivaci. Gliel'ho letto in italiano, ma quando sarà più grande ci proveremo anche in lingua originale.
Mimi è una piccola talpa con salopette viola e cappellino di paglia. Sta crescendo e inizia curiosa a voler esplorare il mondo e manifestare la sua voglia di indipendenza. NO è la sua risposta preferita ai tentativi della mamma di aiutarla a vestirsi, a versare il latte nella tazza, a salire sullo scivolo al parco... vuole fare da sola. I risultati sono divertenti, per vestirsi da sola fa una serie di capitomboli e alla fine ce la fa... più o meno!
La mamma è sempre lì, pronta ad aiutarla o a rimediare ai guai. Dai che la mamma ti porta al parco, NO, ci vado da sola! (n.d.r.)
Su per la scala dello scivolo Mimi vuole andare da sola, ma scivolando cade e si fa male. Vieni che la mamma ti abbraccia Mimi. NO, ti abbraccio io mami! (n.d.r.)
L'amore ti ripaga sempre mami! Quando è difficile, ti richiede tempo, pazienza e tanta umiltà, ma ricorda che ne vale sempre la pena.
Buona lettura!

Il post NON è sponsorizzato.
Le frasi che ho riportato sono proposte di traduzione personali, il libro è stato già tradotto in 14 lingue, ma non in italiano. 

giovedì 27 giugno 2013

Il NO periodico

Avete presente i numeri periodici? Quei numeri decimali che si ripetono all'infinito... Io ne ho una vaga idea, ricordi annebbiati, e annoiati, degli anni di scuola... per fortuna, nella mia vita non mi è mai servito ricordare di più o più approfonditamente (matematicamente parlando s'intende) altrimenti ci sarei andata fregata! Ho trattenuto solo quello che mi serviva... tipo calcolare la percentuale di sconto (utile per lo shopping!) o fare due conti, giusto per accertarmi che mi dessero il resto esatto! L'onestà di restituire l'eccesso, grazie a Dio, non c'entra con la matematica!
Perché mi sia tornata in mente la storia del numero periodico l'avrete capito, mia figlia ha scoperto il no e ora lo dice di continuo, persino mentre dorme (arrrgh!!!).
All'inizio era uno spasso, abbiamo scoperto le varie declinazioni del no... la doppia negazione: "NONO!" perentorio e accompagnato dal gesto deciso del ditino davanti la faccia, il "no" semplice, secco e di grande effetto, fino al più vezzoso "GNO!" detto col nasino arricciato e mezzo sorriso. Presto è diventato un delirio di NONONONONONO... - Amore lo dai un bacio alla mamma? - NO!, -Dai vieni, andiamo fare una passeggiata... -No, mentre con le mani batte già sulla porta d'ingresso per uscire.
L'altra mattina mi sono svegliata al suono dei suoi no, non stava rispondendo a nessuna domanda, mi sono accorta che stava semplicemente ripassando il suo repertorio!
Niente paura mi dico, l'avevo già letto che è una fase normale, anzi imprescindibile della crescita, della conquista dell'autonomia del bambino (un bell'articolo lo trovate qui, insieme a tanti spunti di riflessione e testimonianze di alcune mamme).
Sdrammatizzo, le faccio un po' il verso, la faccio ridere con le battaglie no/sìNO/sì/Gno/Sìno/SSSSììììì... e cerco di arrricchire le possibilità di replica con l'OK, accompagnato dal gesto della mano, risultato: il suo sì è un raggio di sole che mi illumina la vita, raro (ancora) ma prezioso.
La matematica non sarà un'opinione, ma secondo me questo no è solo un periodo, passerà!

martedì 25 giugno 2013

Io allatto alla luce del sole

Io allatto alla luce del sole 4 
Una campagna a sostegno dell'allattamento materno mi fa lo stesso effetto di un cartello in un campo con su scritto "Non gettare rifiuti".
Non servirebbe se ci fosse più rispetto, una sensibilità "buona", per le cose giuste, belle, per la natura. Eppure serve, perché spesso subiamo il fascino nefasto delle mode contro natura. Siamo assuefatti all'artificio, alla bellezza ingannevole, senza età, senza peso, a un'umanità senza anima, senza odori, senza umori. Solo belli, puliti e profumati.
Sembra che contrastare la natura, il suo incedere su di noi, sia diventato un dovere morale, un atto dovuto di rispetto verso il prossimo. In tutto questo ben pensare non abbiamo lasciato un po' di spazio per l'amore, quello vero, che ti scompiglia la vita, che ti fa andare controvento, ti spettina e ti fa piangere gli occhi. Non abbiamo lasciato spazio per i nostri bambini, almeno fino a quando non li avremo addestrati per bene a non farci fare troppe brutte figure. Perché noi odiamo le brutte figure.
E non c'è spazio per una mamma e il suo bambino, perché c'è sempre qualcuno che si vuole mettere in mezzo e dire come fare. Perché i bambini sono sempre troppo piccoli o troppo grandi, sono sempre troppo bambini. E non hanno diritto a un bel niente.
Allattare per una mamma è un modo per riprendersi i suoi spazi, il suo tempo, il suo bambino. Per dirgli io ci sono, io sono qui con te (grazie, Elena Balsamo) nonostante tutto.
Per me è stato un modo per ritrovarmi, per raccontarti, per confortarci. Il seno per te un gioco, una nenia, una culla dolce. Benedico il latte che ci ha nutrito d'amore, bambina mia, che ci scalda i cuori quando fuori fa freddo e ti rinfresca e ti disseta quando è caldo, che ti consola se sei triste, con cui parli agitata quando sei arrabbiata.
Non è sempre stato facile, e a volte sono stata stanca, arrabbiata e mi sono fatta mille domande, ma sono felice di avere sempre concluso che ne valesse la pena.
Sono felice di averti dato qualcosa che non ha prezzo, ma un valore infinito.

Questo post partecipa a Io allatto alla luce del sole 4

mercoledì 12 giugno 2013

I libri sono come i baci



Se pensate che la vita sia troppo breve per rileggere libri già letti, per rivedere film già visti, visitare posti che si conoscono già, credete che rinuncereste a un bacio dal vero amore solo perché lo avete già avuto? All’emozione di un tramonto, solo perché lo avete visto altre volte? A una giornata al mare, perché insomma, è sempre lo stesso mare?
Non esiste bacio che sia uguale a un altro, il tramonto ti lascerà dentro qualcosa di diverso ogni volta che troverai il tempo di guardarne uno, e il mare, il mare non si ferma mai!
Così in questi giorni ho sentito un richiamo e non ho saputo rifiutare… “Il dio delle piccole cose” è sceso dalla mensola della libreria in cui dormiva insieme agli altri compagni ed è di nuovo fra le mie mani. È il vero amore, ma non è più il primo bacio, non il primo appuntamento, nessuna esitazione o timidezza, ci si conosce bene. Non pensate che sia meno romantico, è solo più appassionato, ci si sfoglia più in fretta per riabbracciarsi, per ricordarsi, e sì. Che lo ricordo!
Ricordo la sensazione di vertigine che provai quando iniziai a leggerlo, una forza che mi trascinava dentro e giù, in fondo e io mi opposi, tirando su la testa come per non annegare. Quando fui in mezzo al fiume, là dove l’acqua si fa più profonda e la corrente più forte, lo incontrai davvero e mi consegnò la chiave del suo cuore. Mi venne voglia già allora di ricominciare daccapo! 
Scrivendo, Arundhati Roy ha creato come dei cerchi concentrici. Li ha creati con delle piccole cose, raccontate poco alla volta o tutte insieme, il dio delle piccole cose, delle piccole vite, delle piccole storie che insieme raccontano la Storia, il Mondo, la Vita. Storie di piccoli uomini, sullo sfondo della grande Storia, di un paese complicato e duro come l’India, tormentato e diviso tra la rivoluzione marxista e i rigidi pregiudizi di casta. Storie di amori sbagliati e di una bellezza struggente, che non trovano posto o perdono nell’ottusa legge dell’uomo, ma che sono là per chi ha ancora bellezza negli occhi per riuscire a vederle. In fondo ho sempre creduto che è là, dove la vita è più aspra e dura, che Dio sembra aver nascosto gran parte della sua bellezza, una bellezza che non a tutti è dato di vedere. Per chi non la vede, l’unica strada possibile è quella di distruggerla, cancellarla, per negarla, al mondo. Perché chi non la vede la teme, ne ha paura come di un’epidemia… “una paura rozza e inconfessata: la paura della civiltà di fronte alla natura, dell’uomo di fronte alla donna, del potere di fronte all’impotenza. L’impulso subliminale che l’uomo ha di distruggere quello che non può sottomettere né divinizzare”.
L’andamento della narrazione non segue un ordine cronologico, vediamo attraverso gli occhi di due gemelli dizigotici, una visione imparziale, pura, di due anime che si conoscevano ancora prima che la vita cominciasse. Il linguaggio è fortemente evocativo, le parole diventano cose, colori, odori che arrivano veri. Con la lingua si gioca, spesso i gemelli leggono parole al contrario, storpiano nomi, si fanno carezze…
L’ultimo capitolo racconta dell’incontro, dell’amore, un racconto appassionato e fortemente sensuale, è come se l’autrice volesse lasciarci così, dopo la perdita, la morte. Nonostante le cose orribili che sono successe, l’amore, la speranza di quella piccola promessa: Naaley. Domani.
Perché l’amore spera, contro ogni legge, contro ogni predizione, l’amore è lasciarsi e dirsi domani.
Ci sono cose che migliorano con il tempo e l’esercizio, ci vuole passione, certo… tra questi ci sono i baci e i libri.